Intolleranza al lattosio

Intolleranza al lattosio

In collaborazione con Dr.ssa Claudia Arcovio, Medico Dietologo

Vi è mai capitato dopo aver bevuto una tazza di latte di avere mal di pancia? Oppure un forte mal di testa dopo quel gelato alla crema? Potrebbe trattarsi di intolleranza al lattosio.

Ma cos’è un’intolleranza?

Definiamo l’intolleranza come una reazione avversa ad un determinato componente senza il coinvolgimento del sistema immunitario; questa differisce quindi dall’allergia in cui la reazione è mediata dal sistema immunitario e si ha produzione di IgE, sintomi gravi e possibile shock anafilattico.

In particolare, l’intolleranza al lattosio si manifesta quando sulla sommità dei villi dell’intestino tenue non viene prodotto l’enzima lattasi (β-Galattosidasi) che ha il compito di scindere il lattosio in galattosio e glucosio. Quando l’enzima non viene prodotto, il disaccaride lattosio permane nel lume del tenue richiamando acqua e causando diarrea acquosa. Il lattosio viene poi fermentato dal microbiota intestinale del colon con produzione di gas e conseguente flatulenza, meteorismo e crampi addominali.

Possiamo dividere l’intolleranza al lattosio in:

PRIMARIA o genetica: si ha una riduzione progressiva della produzione di lattasi. Può insorgere nel bambino come nell’adulto;

CONGENITA: è dovuta ad una mutazione genetica rara che determina l’assenza totale di lattasi; si sviluppa nel neonato dopo pochi giorni di vita;

ACQUISITA o secondaria: insorge in seguito a malattie acute o croniche che causano anche malassorbimento, es. infiammazioni o infezioni intestinali, celiachia, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), morbo di Chron, oppure per cause iatrogene, es. terapie antibiotiche prolungate, chemio o radioterapie.

Soprattutto nelle forme primaria e acquisita, il deficit di enzima lattasi, se non consistente, può essere reversibile: alcuni soggetti intolleranti possono produrre lattasi anche in minime quantità senza effetti indesiderati. La soglia di tollerabilità è pertanto soggettiva e variabile.

Come già anticipato, i sintomi più comuni sono:

  • meteorismo
  • flatulenza
  • gonfiore
  • dolori addominali
  • diarrea
  • stitichezza

Ma possono manifestarsi anche sintomi meno comuni come nausea, forte mal di testa, eruzioni cutanee ed astenia.

I sintomi sono soggettivi poiché dipendono dalla severità dell’intolleranza ma soprattutto dal pasto ingerito.

Come si accerta l’intolleranza al lattosio?

L’unico esame diagnostico validato scientificamente è il test del respiro o breath test, in cui si analizza l’aria espirata dal soggetto prima e dopo la somministrazione di una quantità definita di lattosio. In caso di intolleranza, come visto in precedenza, il lattosio non viene digerito, permane nel colon e viene fermentato: si ha quindi una iperproduzione di idrogeno che determina la positività del test.

Un altro esame che viene solitamente utilizzato è il test genetico, il quale permette di accertare l’intolleranza congenita del disturbo. Da solo il test genetico non ha valore diagnostico poiché in molti casi il disturbo è transitorio: durante l’infanzia infatti, i livelli di lattasi diminuiscono naturalmente. La strategia del professionista è quindi quella di eliminare per 3-6 mesi le fonti di lattosio per poi reintrodurle gradualmente favorendo la produzione della lattasi.

Cosa mangiare se sei intollerante al lattosio?

E’ bene ripetere che la soglia ti tollerabilità al lattosio è soggettiva: dipende dalla quantità di lattosio ingerito durante il pasto e dalla quantità di lattasi prodotta dall’organismo.

 Via libera agli alimenti naturalmente privi di lattosio come bevande vegetali, yogurt vegetali, formaggi vegetali (es. formaggio di anacardi consigliato anche per i soggetti vegani) oltre a carne, pesce, uova, frutta e verdura; da valutare con intolleranza severa i formaggi stagionati (parmigiano, pecorino, grana) e lo yogurt, che contengono poco lattosio grazie al processo di produzione e alla presenza del batterio Lactobacillus acidophilus, ghiotto del disaccaride.

Attenzione ai prodotti delattosati con intolleranza grave: in questi alimenti infatti, il latte viene addizionato di lattasi così da scindere il lattosio in galattosio e glucosio, ma sovente si ha un residuo di lattosio < 0,1 %; questi prodotti sono quindi a basso/ridotto contenuto di lattosio. Se un prodotto ha invece un residuo < 0,01%, viene considerato privo di lattosio.

Da evitare tutti i formaggi freschi a pasta molle (mozzarella, stracchino) e i prodotti che contengono latte (burro, cioccolato, dolci); con intolleranza grave, prestare attenzione anche ad affettati (prosciutto cotto, arrosto di tacchino), purè già pronti, sughi pronti, prodotti confezionati ma anche ad alcuni medicinali.

Consiglio per pranzo o cena fuori casa

Quando non si ha la certezza di poter consumare alimenti privi di lattosio, si possono assumere prima del pasto e sotto stretto parere medico, delle pastiglie contenenti l’enzima lattasi per scindere il lattosio eventualmente ingerito.

Photo by The Humble Co. on Unsplash

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